Linux
si sta imponendo come sistema operativo alternativo a Microsoft
Windows e, in alcuni ambiti, anche al fratello maggiore Unix.
Con l’ottica della sostituzione del sistema operativo, quindi,
It Labs ha preso in mano quattro delle principali distribuzioni
commerciali di Linux (ne sono disponibili, via Internet, anche
altre, ma spesso queste sono destinate al mondo universitario
e della ricerca).
Valutando le distribuzioni, in particolare, ci siamo soffermati
sulla procedura d’installazione che spesso è stata indicata
come deficitaria dal punto di vista ergonomico e quindi troppo
ostica per l’utente comune. Le quattro distribuzioni, firmate
Caldera, Mandrake, Red Hat e SuSe, hanno decisamente migliorato
i propri sistemi d’installazione.
Le distribuzioni sono evolute
Ognuna propone una soluzione proprietaria, ma i passi da seguire
e il risultato finale sono simili in tutte. Migliorie, rispetto
alle versioni provate lo scorso anno, sono state apportate alla
fase di gestione del disco fisso: le partizioni possono essere
create in modo “automatico” o manuale (opzione per utenti esperti).
Da non sottovalutare, poi, il riconoscimento dei componenti
che semplifica la fase di configurazione del sistema, assieme
a tool per la scelta dei pacchetti software da installare. È
così possibile partire da un punto comune per creare
macchine sostanzialmente diverse tra loro; solo Caldera (ora
Sco) ha scelto di fornire due pacchetti distinti per workstation
e server, mentre Mandrake, Red Hat e SuSe, propongono un solo
prodotto, anche se la prima è più orientata al
mondo workstation.
Le prove sono state effettuate su un computer di Fujitsu Siemens
di ultima generazione, basato su Intel Pentium IV con 512 Mb
di Ram e scheda video Ati. Pur essendo un prodotto di recente
produzione, nessuna distribuzione ha avuto problemi particolari
nel riconoscere i componenti; solo durante l’installazione di
Mandrake ci sono stati dei tentennamenti, ma sono da imputare
a problemi di settaggio del pc, inoltre la distribuzione francese
non risulta tra quelle certificate dalla società nippotedesca.
Tuttavia i principali produttori di hardware hanno stretto accordi
con queste distribuzioni Linux. Oggi, infatti, i computer vengono
venduti certificati per funzionare con i sistemi operativi firmati
Microsoft e con alcune distribuzioni Linux. Tutte le distribuzioni
sono fornite con diverse interfacce, come Kde e Gnome, che migliorano
l’ergonomia del sistema operativo: tutte le operazioni possono
essere fatte attraverso più strade (come in Windows,
per esempio), l’interfaccia può essere personalizzata
e, contemporaneamente, mantiene forti legami con il passato
per soddisfare i “puristi” di Linux.
La scelta della distribuzione è legata sia al destino
finale (server o workstation) sia a eventuali accordi con i
produttori di computer. In ogni caso è necessaria una
competenza sempre maggiore a seconda della destinazione: un
client con su solo un sistema operativo è decisamente
più semplice da installare di un database server, questo
indipendentemente dal fatto che si tratti di Linux, Windows
o Unix.
A CURA DI MAURIZIO FERRARI
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