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Quattro distribuzioni sul terreno del confronto
Settembre 2002
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Sco Open Linux

L’ultima fatica di Caldera in campo Linux, prima che la società, a inizio settembre, decidesse di riesumare il nome e il marchio di Sco (con l’aggiunta di Group) è stata Open Linux Server v3.1.1. Il prodotto è stato provato in agosto dai tecnici con il marchio Caldera, come dimostra l’iconografia acquisita.
Prerequisito necessario per l’installazione di questo sistema operativo è un processore di una certa potenza; non è utilizzabile sui Pentium, Pentium Mmx di Intel e sui K6 e K62 di Amd. Questa distribuzione comprende Open Linux Server e Open Linux Workstation. Mentre nella versione server si trovano gli strumenti per gestire facilmente il sistema, nella versione Workstation sono presenti i pacchetti di office automation e le utilità per i sistemi multimediali.
L’installazione di entrambi può essere eseguita attraverso CdRom, autoinstallanti, oppure per mezzo di dischetti, qualora il sistema non supporti l’avvio da CdRom.
Noi ci siamo occupati dell’installazione della versione Server, e abbiamo verificato che la società sia stata particolarmente attenta a garantire un alto livello di compatibilità in questa fase, mantenendo il più basso possibile il livello di complessità delle periferiche. È possibile scegliere tra diverse modalità, a partire da quella standard, che viene raccomandata.
Scegliendo quest’ultima, il tool di installazione inizia a fare una scansione del sistema indicando se l’operazione che sta eseguendo (caricamento del kernel e riconoscimento delle periferiche) va o meno a buon fine. Una volta impostati la lingua (si può scegliere tra 11 idiomi), il mouse (mediante una grafica animata che consente di verificare il funzionamento dei tasti) e la tastiera, si scelgono il layout e infine il video. Noi utilizzavamo una Ati rage, quindi il sistema ha riconosciuto una Generic Svga compatibile card.
Come tutte le altre distribuzioni analizzate, Open Linux Server permette di partizionare il disco in modo automatico o manuale, operando in modalità personalizzata. Nel primo caso è il sistema a definire la suddivisione e l’utilizzo dell’hard disk; nel secondo è possibile scegliere quali filesystem installare e avere a disposizione una mappa intuitiva del disco fisso, che può aiutare nella partizione. Un’interessante funzione che il sistema offre è la possibilità di scegliere immediatamente la configurazione del server, secondo l’utilizzo a cui è destinata la macchina: Web, rete, di file e stampanti.
In alternativa, si possono installare tutti i pacchetti, e rinviare a un momento successivo la scelta. È ancora possibile interagire con il sistema, per esempio definendo la password di root oppure aggiungendo ulteriori utenti; una volta completati i “doveri”, per ingannare il tempo durante il processo d’installazione, viene proposto un “solitario”.
Dopo l’accesso obbligatorio, la visione del desktop è “essenziale”: sono presenti i link che permettono di accedere ai vari servizi Sco. Attraverso il menu programmi del Kde si accede a tutte le funzioni del sistema. Può essere utile, soprattutto per gli utenti alle prime armi, la documentazione relativa alla programmazione orientata nei vari linguaggi.
Ci è sembrato interessante un tool, Webadmin, integrato sul sistema operativo: con questo strumento, infatti, è possibile controllare interamente il sistema. Via browser si accede a un’interfaccia intuitiva con cui gestire sia l’hardware che le opzioni relative agli accessi, alla configurazione del sito e all’amministrazione.

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