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Sco Open Linux
L’ultima fatica di Caldera in campo Linux, prima che la società,
a inizio settembre, decidesse di riesumare il nome e il marchio
di Sco (con l’aggiunta di Group) è stata Open Linux Server
v3.1.1. Il prodotto è stato provato in agosto dai tecnici
con il marchio Caldera, come dimostra l’iconografia acquisita.
Prerequisito necessario per l’installazione di questo sistema
operativo è un processore di una certa potenza; non è
utilizzabile sui Pentium, Pentium Mmx di Intel e sui K6 e K62
di Amd. Questa distribuzione comprende Open Linux Server e Open
Linux Workstation. Mentre nella versione server si trovano gli
strumenti per gestire facilmente il sistema, nella versione
Workstation sono presenti i pacchetti di office automation e
le utilità per i sistemi multimediali.
L’installazione di entrambi può essere eseguita attraverso
CdRom, autoinstallanti, oppure per mezzo di dischetti, qualora
il sistema non supporti l’avvio da CdRom.
Noi ci siamo occupati dell’installazione della versione Server,
e abbiamo verificato che la società sia stata particolarmente
attenta a garantire un alto livello di compatibilità
in questa fase, mantenendo il più basso possibile il
livello di complessità delle periferiche. È possibile
scegliere tra diverse modalità, a partire da quella standard,
che viene raccomandata.
Scegliendo quest’ultima, il tool di installazione inizia a fare
una scansione del sistema indicando se l’operazione che sta
eseguendo (caricamento del kernel e riconoscimento delle periferiche)
va o meno a buon fine. Una volta impostati la lingua (si può
scegliere tra 11 idiomi), il mouse (mediante una grafica animata
che consente di verificare il funzionamento dei tasti) e la
tastiera, si scelgono il layout e infine il video. Noi utilizzavamo
una Ati rage, quindi il sistema ha riconosciuto una Generic
Svga compatibile card.
Come tutte le altre distribuzioni analizzate, Open Linux Server
permette di partizionare il disco in modo automatico o manuale,
operando in modalità personalizzata. Nel primo caso è
il sistema a definire la suddivisione e l’utilizzo dell’hard
disk; nel secondo è possibile scegliere quali filesystem
installare e avere a disposizione una mappa intuitiva del disco
fisso, che può aiutare nella partizione. Un’interessante
funzione che il sistema offre è la possibilità
di scegliere immediatamente la configurazione del server, secondo
l’utilizzo a cui è destinata la macchina: Web, rete,
di file e stampanti.
In alternativa, si possono installare tutti i pacchetti, e rinviare
a un momento successivo la scelta. È ancora possibile
interagire con il sistema, per esempio definendo la password
di root oppure aggiungendo ulteriori utenti; una volta completati
i “doveri”, per ingannare il tempo durante il processo d’installazione,
viene proposto un “solitario”.
Dopo l’accesso obbligatorio, la visione del desktop è
“essenziale”: sono presenti i link che permettono di accedere
ai vari servizi Sco. Attraverso il menu programmi del Kde si
accede a tutte le funzioni del sistema. Può essere utile,
soprattutto per gli utenti alle prime armi, la documentazione
relativa alla programmazione orientata nei vari linguaggi.
Ci è sembrato interessante un tool, Webadmin, integrato
sul sistema operativo: con questo strumento, infatti, è
possibile controllare interamente il sistema. Via browser si
accede a un’interfaccia intuitiva con cui gestire sia l’hardware
che le opzioni relative agli accessi, alla configurazione del
sito e all’amministrazione.
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