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| Prova distribuzioni
Linux |
| Slackware 8.0 |
| Ottobre 2001 |
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Slackware
è la distribuzione Linux più controversa e discussa. Prima distribuzione
a vedere la luce nel 1993, Slackware ha sempre mantenuto una sua linea
di sviluppo, spesso in controtendenza con le altre "sorelle". La differenza
principale sta nel non aver integrato il sistema di pacchetti precompilati
.rpm (Red Hat Package Manager) ormai divenuto uno standard nel mondo
Linux.
Se da un lato ciò rende più difficile la gestione del software e il
controllo delle dipendenze tra pacchetti e librerie, dall'altro fa
sì che la distribuzione sia dotata di tutti i sorgenti dei programmi
acclusi, permettendo un controllo nei minimi dettagli della configurazione
del sistema. Volutamente priva di orpelli e customizzazioni, lascia,
infatti, all'utente il compito di definire manualmente ogni singolo
dettaglio, particolarità, queste, che la rendono molto gradita agli
amministratori di sistema esperti e ai programmatori che sviluppano
per l'ambiente Linux.
La distribuzione che abbiamo ricevuto in prova contiene quattro Cd
e un manuale di installazione e primo utilizzo. Il software in dotazione
a Slackware 8.0 è quello comune anche alle altre distribuzioni e copre
tutti i possibili utilizzi della macchina.
Troviamo, anche in questa distribuzione, il kernel nella versione
2.2.19 e 2.4.5, il server grafico Xfree86 versioni 3 e 4, Glibc 2.2.3,
Proftpd, Openssh, Openssl ed il supporto per l'hardware più recente.
Come desktop environment troviamo gli immancabili Gnome 1.4, Kde 2.1.2
e diversi windows manager più "leggeri", con particolare attenzione
all'ottimo e configurabilissimo WindowMaker (consigliato comunque
ad un utenza già pratica dell'ambiente Linux).
L'installazione, pur non presentando difficoltà estreme, è sicuramente
più impegnativa rispetto alle altre distribuzioni. Da notare che Slackware
affianca ai vari metodi d'installazione (quali boot da Cd, installazione
via rete) anche il vecchio metodo con set di immagini per floppy.
Dopo il boot da Cd si crea un Ramdisk con un sistema minimale ed è
richiesto il login come "root". Da prompt sarà poi possibile compiere
tutte le operazioni di preparazione all'installazione, come ad esempio
il partizionamento del disco fisso attraverso il classico "fdisk"
o un suo clone a menu: "cfdisk".
L'installazione vera e propria parte con il tradizionale programma
testuale "setup" di Slackware (pratico, anche se non molto accattivante
graficamente), tool che sarà usato anche a sistema installato per
definire alcuni settaggi di base. Tutte queste operazioni sono guidate
da esaurienti spiegazioni, rigorosamente in inglese.
In fase d'installazione è richiesta l'assegnazione delle partizioni
al sistema e la scelta dei set di pacchetti da installare, contraddistinti
da un codice a lettere che identifica anche i vari dischetti in un'eventuale
installazione da floppy. L'unica configurazione di rilievo che viene
fatta durante il processo è quella riguardante la rete (se presente
una scheda Ethernet).
L'hardware è automaticamente rilevato, tranne monitor e scheda video,
che saranno configurati, a installazione terminata, attraverso il
vecchio "xf86config" o un buon tool grafico, "Xf86setup", per cui
è necessario il modulo Vga (che consigliamo di installare insieme
al modulo specifico per la vostra scheda video).
A parte Xf86setup, la distribuzione Slackware, di default, è priva
di tool in ambiente grafico per la configurazione. Le configurazioni
principali sono fatte attraverso il già citato "setup" o affidate
ad alcuni script, come ad esempio "adduser"/"deluser" (script di interfaccia
per i comandi "useradd"/"userdel"per la gestione degli utenti); è
possibile configurare rete e connessione dialup attraverso "netconfig"
(modulo di "setup"lanciabile separatamente) e "pppsetup". Il resto
è svolto editando a mano i vari file di configurazione, peraltro ben
commentati.
Nonostante l'assenza di Rpm è comunque presente un sistema di gestione
dei pacchetti sicuramente limitato rispetto alle funzionalità di Rpm,
ma che consente la creazione di un pacchetto software dai sorgenti,
in modo tale da facilitarne l'aggiornamento e l'eventuale rimozione.
E' presente anche "rpm2targz", un programma che converte i pacchetti
.rpm in pacchetti .tar.gz compatibili con Slackware.
E' bene specificare che, ovviamente, potranno essere scaricati e aggiunti
inseguito, per chi lo ritenesse necessario, i vari software a disposizione
dell'ambiente Linux, ad esempio, per una configurazione "grafica"
(e.g.Linuxconf).
Una nota di colore è data dall'hostname, che da sempre viene configurato
come "darkstar" al posto del classico "localhost", se non diversamente
specificato. Inoltre è da segnalare la presenza di "fortune", una
specie di simpatico "message of the day" al login, ricordo del passato,
che le recenti distribuzioni hanno perso optando per il login grafico
di default e che Slackware può ancora permettersi partendo di base
col login da console (ricordiamo in proposito che l'ambiente grafico
di default, scelto attraverso xwmconfig, un modulo di "setup", viene
lanciato col comando "startx" ). Da notare, poi, che il login grafico
di Slackware è attivabile con il runlevel 4 a differenza del runlevel
5 dello standard Sys V.
Slackware è una distribuzione particolare ed essenziale, che rispetta
i canoni "tradizionali" di questo sistema operativo. Molto apprezzata,
quindi, dai "puristi" di Linux e, come già accennato, da amministratori
di rete esperti che preferiscono compilare manualmente il software
necessario, tenendo così sotto controllo e gestendo direttamente ogni
più piccolo aspetto del sistema e della sua configurazione. Non a
caso è una distribuzione diffusa, per lo più in ambito professionale,
come sistema server, viste anche le notevoli performance che scaturiscono
da un'operazione di tuning molto precisa e accurata daparte del sistemista.
Oltre a ciò, Slackware è tappa obbligata per chi vuole partecipare
allo sviluppo di Linux, contenendo tutti i codici sorgente del sistema
e del software a corredo, ma risulta anche un ottimo banco di prova
per l'utente che si avvicina al mondo Linux e intende approfondire
la conoscenza di un sistema decisamente Unix-like. |
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