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| Prova distribuzioni
Linux |
| Red Hat 7.1 |
| Ottobre 2001 |
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Red
Hat è la distribuzione maggiormente diffusa nel mondo Linux. Ciò è
dovuto principalmente all'impegno che l'azienda, per prima, ha messo
nel tentativo di rendere Linux un prodotto più "user friendly", mantenendo
comunque un occhio di riguardo per l'utilizzo del sistema come server
di rete. La serie 7.x si distingue proprio in questo dalle precedenti:
molto curato, infatti, è l'aspetto della sicurezza e il software di
gestione dei servizi.
La versione 7.1, denominata "Seawolf", si presenta come un assestamento
e un affinamento delle novità introdotte dalla prima release (7.0
"Guinness") che Red Hat rilasciò, a detta di molti, con troppo anticipo,
probabilmente allo scopo di "lanciare" Red Hat Network. L'operazione
di tuning della 7.1 ha dato buoni risultati rendendola particolarmente
stabile, senza difetti rilevanti riscontrati nel suo primo mese di
vita.
La distribuzione ufficiale, oltre a essere scaricabile gratuitamente
via Internet, viene venduta, completa di manuali, software aggiuntivo
ed assistenza, in due differenti versioni: Deluxe Edition, mirata
al mercato desktop ed office, Professional Edition, dichiaratamente
mirata all'uso professionale.
Tra le novità di spicco della 7.1 segnaliamo la definitiva adozione
del kernel Linux serie 2.4, con miglioramento delle prestazioni, della
scalabilità su macchine multiprocessore, della gestione della Ram
fino a 64 Gb e del supporto di rete, in particolar modo nell'uso router/firewall
(iptables).
Sono riscontrabili notevoli miglioramenti nel supporto e nella rilevazione
dell'hardware, punto cruciale per Linux; supporto laptop e Pc Card
attivabile durante l'installazione; supporto di tutte le periferiche
Usb (comprese le periferiche dimemorizzazione, quali Zip, Floppy ed
HardDisk Usb) con gestione hot-plug per l'inserimento e la configurazione
automatica a computer acceso.
Completano la release il nuovo server grafico Xfree86 4.0.3, con il
supporto per le ultimissime schede video e ottimizzazioni per il 3D,
le nuove versioni del compilatore Gcc e delle Glibc, oltre all'inserimento,
per server Web con grossi carichi, di Tux, un server a livello kernel
che garantisce una gestione veloce di pagine statiche lasciando ad
Apache solamente la gestione di pagine dinamiche e script Cgi.
L'installazione non presenta grosse difficoltà. Anaconda, l'interfaccia
grafica preposta a tale compito, è stata migliorata sia nella veste
grafica che in alcune importanti funzionalità. Red Hat, a differenza
di altre distribuzioni, ha preferito, non inserire in fase d'installazione
la possibilità di ridimensionare partizioni Fat, vista la delicatezza
dell'operazione e la non completa affidabilità dei tool a disposizione.
Prima di procedere all'installazione, quindi, i dischi contenenti
partizioni Windows andranno preparati attraverso l'uso di "fips",
un tool testuale per Dos contenuto nel primo Cd della distribuzione,
oppure attraverso software di terze parti.
Dopo il boot da Cd, settate le prime semplici impostazioni, ci si
trova di fronte a quattro possibili scenari d'installazione: Workstation,
Laptop, Server e Custom.
Le installazioni predefinite Workstation e Laptop cancellano eventuali
partizioni Ext2 (il filesystem di Linux) e riallocano automaticamente
lo spazio disponibile. L'installazione Server, per macchine dedicate,
cancella tutte le partizioni presenti su disco e rialloca lo spazio
dell'intero disco. L'installazione Custom (consigliata) permette la
gestione manuale delle partizioni (suggeriamo Disk Druid all'utente
inesperto) e la scelta di set di pacchetti software da installare.
In seguito si passa a una serie di settaggi molto importanti, in cui
affiorano le prime novità. Migliorata la rilevazione automatica del
monitor, completamente ristrutturati il settaggio ed il test del server
grafico. Se presente una scheda Ethernet verranno direttamente richiesti
i parametri di configurazione della rete, operazione che potrà comunque
essere svolta in seguito.
La novità principale è nella gestione della sicurezza: a differenza
delle precedenti release e di altre distribuzioni, Red Hat non attiva
più di default servizi come Telnet, Ftp, server Web etc., a meno che
non sia espressamente richiesto dall'utente; l'unico servizio attivato
di default è un più sicuro Ssh. Si passa, poi, al settaggio del firewall,
attraverso "lokkit" un tool che sarà possibile utilizzare anche dopo
l'installazione nelle due versioni "lokkit" testuale e "gnome-lokkit"
grafico. Risondendo a poche, semplici domande, si setta un firewall
di base, che garantisce una maggior sicurezza a livello workstation
e può essere d'aiuto ad un amministratore di rete per creare, a livello
server, un firewall standard su cui poter fare, in seguito, le duvute
operazioni di finitura.
Gli ambienti di lavoro che si presentano dopo il riavvio sono i due
principali desktop environment di Linux: Gnome, installato di default,
e Kde 2.1.1, presente se selezionato il relativo set di pacchetti
nell'installazione Custom.
Per quanto riguarda Gnome, environment che l'azienda ha sempre scelto
di default, appoggiandone lo sviluppo attraverso i Red Hat Labs, viene
fornito nella versione 1.2 invece che nella più recente 1.4, probabilmente
nell'attesa di una maggiore maturazione di questo ambiente.
La gestione grafica della configurazione è ora affidata ad una modifica
del kontrol-panel di Kde, peraltro ancora in via di definizione, che
ricalca il concetto di "pannello di controllo" di Windows.
Degni di nota sono poi il potenziamento dei servizi crittati (Ssh,
Slogin, Sftp) e l'uso del più versatile "xinetd", al posto dello storico
inetd, per la gestione dei servizi. |
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